Anch’io
restauro
San
Magno!

Anch’io restauro San Magno. Poterlo dire è segno di partecipazione, di appartenenza alla vita comunitaria, è orgoglio, è semplicemente bello.

Nell’anno in cui si celebra Leonardo, il genio assoluto del Rinascimento, la chiesa che meglio interpreta lo stile bramantesco, tra quante furono costruite all’inizio del Cinquecento, mi consente di entrare nella storia.

Il suo restauro è l’occasione per una rinascita, che oggi può essere non solo culturale, ma anche di responsabilità sociale, delle imprese e dei singoli, dell’intera comunità. Il mio cuore nel cuore della città: nello scrigno dai connotati bramanteschi che racchiude il prezioso polittico di Bernardino Luini, ritenuto forse la sua opera migliore.

Anch'io restauro
San Magno perchè:

01

Posso lasciare un segno con un progetto importante per la comunità e l’arte.

02

Posso contribuire con un’azione di responsabilità sociale d’impresa.

03

Posso fregiarmi del logo ufficiale del progetto e diventarne anch’io testimone.

04

Posso beneficiare di agevolazioni fiscali.

La Storia
della
Basilica

 
La Basilica Romana Minore di San Magno, chiesa prepositurale, è il cuore della parrocchia di San Magno e della Città di Legnano. La suddetta parrocchia comprende anche la Chiesa di Sant’Ambrogio ed il Santuario di S. Maria delle Grazie.

La basilica fu edificata sopra l’antica chiesa romanica dedicata a San Salvatore. È la chiesa che meglio interpreta lo stile bramantesco tra quante furono costruite all’inizio del Cinquecento in Lombardia, dopo la partenza dell’architetto urbinate per Roma. Edificata tra il 1504 e il 1513 ospita importanti opere pittoriche di ispirazione leonardesca.
In origine l’esterno di San Magno era di mattoni a vista con decorazioni in terracotta. La chiesa subì alcune modifiche nel Seicento ad opera di Francesco Maria Richini. Ma l’aspetto cambiò ancora per interventi di restauro all’inizio del Novecento. Infatti, nel 1914, venne modificato l’esterno della Basilica con il prolungamento di una campata dell’atrio d’ingresso. Sulla facciata, sopra l’ingresso centrale, si legge la scritta “VENITE EGO REFICIAM VOS”.
Le tre artistiche porte in bronzo, opera dello scultore bergamasco Franco Dotti, sono del 1976 in ricordo dell’ottavo centenario della battaglia di Legnano. Le varie formelle rappresentano una sintesi ideale della storia e delle virtù della gente legnanese.

Interno – La pianta è un ottagono inscritto in un quadrato sui cui lati si prolungano brevi bracci, tali da determinare una croce greca, mentre negli angoli sono aperte quattro coppie di basse cappelle. La cupola, opera cinquecentesca attribuita a Giangiacomo Lampugnani, è decorata con elementi simili a quelli delle paraste, complicate candelabre che richiamano l’immagine del traforo di un pizzo.

Il pavimento, di inizio secolo XVIII, a tarsie marmoree bianche, nere e rosse, col suo convergere al centro, richiama, in una proiezione speculare, il disegno della cupola. Diversi furono nei secoli gli interventi di restauro, ampliamento, abbellimento e decoro artistico della basilica che videro il sensibile coinvolgimento della comunità al fianco del Clero.

Il Restauro della Basilica

“Non c'è nulla di più fragile dell'equilibrio dei bei luoghi…”

Questa frase di Marguerite Yourcenar racchiude in una sintesi perfetta l’importanza e la delicatezza di ogni intervento di restauro. E quello che noi andremo a fare, sulla facciata e sulle superfici esterne della splendida Basilica di San Magno a Legnano, è un’operazione oltremodo necessaria oltre che delicata ed importante. Tali superfici, infatti, sono il risultato di una completa sistemazione e riassetto che la chiesa ha subito nel corso dei primi anni del novecento, mentre gli intonaci oggi presenti sulle facciate esterne, probabilmente ad eccezione dei graffiti della facciata principale, furono interamente rifatti nel corso dell’ultimo intervento del 1964.

Ciò nonostante, vista l’origine relativamente recente di tali operazioni, i segni di deterioramento sono ben visibili, soprattutto nelle parti basse delle facciate, in parte a causa del danneggiamento dovuto al tempo e agli agenti atmosferici e, in parte, a causa dell’uso di materiali inappropriati come per esempio le malte a base di cemento, all’epoca utilizzati in maniera estesa.

Il restauro conservativo è dunque mirato alla eliminazione delle cause di degrado ed al consolidamento e ripristino delle superfici esterne della Basilica perché, procrastinare oltre significherebbe essere obbligati, tra pochi anni, a dover intervenire in maniera molto più consistente, con il rischio di perdere molte parti delle superfici originali e della loro importanza documentale e materica ed in generale essere obbligati a compiere un intervento decisamente più invasivo e, senza dubbio, economicamente molto più impegnativo.

Concetto fondamentale che vogliamo sottolineare è quello del “minimo intervento”, per questo la necessità “di agire per tempo”. Altro aspetto chiave è quello della compatibilità: è molto importante che ogni operazione e ogni possibile integrazione siano assolutamente in sintonia con l’originale, attraverso l’attento uso di materiali e la ripresa delle tecniche tradizionali.

Gli interventi dovranno essere quindi compatibili oltre che tendenzialmente reversibili. Ogni operazione sulle superfici, siano esse realizzate nel corso dell’ultimo intervento del 1964 che in epoche meno recenti, sarà sempre preceduta da vagli sui materiali, in una fase preliminare all’intervento, e coadiuvata da saggi preparatori e prove in sito.

Sintetizzando moltissimo, i principali interventi previsti per la conservazione delle superfici esterne della basilica possono essere così riassunti: una prima fase di pulitura attenta ed accurata di tutte le superfici per asportare quanto depositatosi nel corso del tempo, una fase di consolidamento delle superfici, sia di quelle in materiale lapideo che di quelle in cotto, infine la fase di protezione finale e generale di tutte le superfici.

Non è facile sintetizzare in poche righe un intervento di restauro su un edificio così importante come la Basilica di San Magno.

Tuttavia vorremmo che, più che l’elenco delle operazioni che andremo ad effettuare, fosse chiaro lo spirito che ci anima: quello di agire “prima” che i problemi divengano irrisolvibili, nel totale rispetto della storia e memoria di San Magno e delle sue pietre e ponendo estrema attenzione alla reversibilità degli interventi.

Perché, per concludere con le stesse parole di Marguerite Yourcenar:
”.. il minimo restauro imprudente inflitto alle pietre, una strada asfaltata che contamina un campo dove da secoli l'erba spuntava in pace creano l'irreparabile. La bellezza si allontana; l'autenticità pure..”

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